20-11-2014

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Sentite questa. Un po’ di tempo fa Damiano Tommasi, il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, essendo in giro per l’Italia telefonò a sua moglie per chiederle come era andata la partita di loro figlio. Il bambino sino ad allora aveva giocato poco in campionato e quel giorno era la prima volta in cui era sceso in campo quasi per tutto un tempo della partita. La moglie passò il telefono al bambino per farlo parlare direttamente con il padre: «Ciao papà. È andata benissimo, ci siamo divertiti e abbiamo vinto 1-0 per gli altri». La frase può sembrare un non senso, invece è fantastica. Dentro questa piccola “gaffe” ci sta tutto il bello dello sport e ci sta anche il “sogno” di come vorremmo che fosse il calcio dei bambini.

13-11-2014

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C’è un metodo di lavoro che ci piace e che riteniamo doveroso. Si tratta di “rendere conto” a tutta l’Associazione dei lavori del Consiglio Nazionale. L’Italia la vorremmo così. Vorremmo che chi assume ruoli di responsabilità lo facesse con vero sportivo di servizio (e mai di potere) e con l’impegno di rendere conto del suo operato facendo sapere quali impegni presi riesce a mantenere e quali no. Ecco perché nel nostro piccolo facciamo così. Siamo entrati nel secondo biennio del nostro mandato (dura quattro anni) ma l’entusiasmo e la voglia di fare sono quelli del primo giorno. Il Consiglio Nazionale si é riunito a Roma nello scorso week end. Più di 12 ore di “lavori intensi” con dibattito e confronto molto serrati e costruttivi.

13-11-2014

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Nel corso del Consiglio Nazionale del Coni dell’altro ieri il presidente della Fip, Petrucci, ha sollevato una questione: «Il rapporto tra Federazioni ed Enti di promozione è complesso e problematico. Bisogna rivedere molte cose». In effetti la situazione di quel rapporto è ferma da sempre ad una sorta di negoziato che assomiglia a quello tra israeliani e palestinesi: uno tira da una parte, uno dall’altra e così si finisce per non andare da nessuna parte. Alcune Federazioni (non tutte) sono ferme all’idea di avere diritto ad una sorta di monopolio della loro disciplina sportiva e che gli Enti di promozione siano “avversari” da combattere. Alcuni Enti di promozione (non tutti) sono fermi all’idea di poter fare tutto ciò che gli pare senza renderne conto ad alcuno, o di poter fare concorrenza sleale agli altri Enti e alle Federazioni.

06-11-2014

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Nei giorni scorsi il presidente del Coni, Malagò, ha incontrato il Premier Renzi. I due si sono lasciati fissando al 15 dicembre un nuovo incontro. L’interesse del Governo è di per sé un fatto molto positivo per lo sport italiano. Tra le altre cose così hanno riportato i giornali - si intravede qualche spiraglio per Roma 2024. Un problema però si pone. Si parlerà della legge quadro sullo sport? In questo periodo in cui si progettano grandi riforme per il Paese, ci sarà posto anche per la riforma dello sport e per la valorizzazione delle società sportive di base?

23-10-2014

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Teoricamente buone notizie, anzi ottime. Alla Farnesina si sono riuniti i ministri con delega allo sport della Comunità europea. L’Italia era rappresentata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Graziano Delrio, che lo sport di base lo conosce davvero perché ha fatto l’allenatore in una piccola società sportiva di parrocchia per molti anni. Non a caso egli ha messo subito le cose in chiaro, dichiarando che il governo farà di tutto per garantire al Coni il finanziamento attuale, senza operare tagli. Delrio ha, però, aggiunto che è dentro il bilancio del Coni (438 milioni nel 2013) che bisogna rivedere le cose, mettendo più soldi sui capitoli che riguardano la scuola, la promozione sportiva, le società sportive di base, lo sport come fattore di rilevanza educativa e sociale. Detta così sembra una cosa banale, invece è una proposta “rivoluzionaria”. A che cosa servono i soldi che lo Stato, attraverso il Coni, spende per lo sport italiano? Quali sono le priorità ? Conta di più provare a vincere medaglie o far crescere la promozione sportiva in questo Paese? Le società sportive di base devono rassegnarsi ad essere “cenerentola “ o possono puntare ad essere “centro” del sistema sportivo italiano? La nostra posizione è nota: siamo per evitare facili demagogie e per dire che servono equilibrio e buon senso.

16-10-2014

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Oggi avevo voglia di scrivere a qualcuno di importante. Ho pensato di scrivere una lettera aperta al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Graziano Del Rio, uno che è stato allenatore nel Csi, per dirgli di ricordare ogni giorno al Governo l’importanza delle società sportive di base. Ho pensato anche di scrivere una lettera aperta al presidente del Coni, Giovanni Malagò, uno che vuole davvero bene alla base del sistema sportivo italiano, per dirgli di mettere al “centro” di ogni strategia la vita vera e vissuta dei piccoli gruppi sportivi di quartiere e di periferia. Ancora, ho pensato di scrivere una lettera aperta al direttore dell’Ufficio dello sport della Cei, don Mario Lusek, per ringraziarlo dell’attenzione, la sensibilità e la fiducia che ogni giorno testimonia nei confronti dello sport come strumento per educare ed evangelizzare. Ci ho pensato, poi ho cambiato idea e la lettera aperta ho deciso di scriverla a Ubaldo Negrini.

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